La diplomazia italiana e la fine della persecuzione religiosa in Albania (1988-1990). Un primo studio

Italian diplomacy and the end of religious persecution in Albania (1988-1990). A preliminary study

Autori

  • Luca Riccardi

Parole chiave:

Diplomazia italiana, Albania, Libertà religiosa, Guerra fredda, Ramiz Alia, Italian diplomacy, Religious freedom, Cold war

Abstract

L’articolo analizza il ruolo della diplomazia italiana nel processo che portò alla progressiva cessazione della persecuzione religiosa in Albania tra il 1988 e il 1990, negli ultimi anni del regime comunista di Ramiz Alia. Attraverso un’ampia documentazione archivistica, in particolare proveniente dall’Archivio storico del Ministero degli Affari Esteri italiano, lo studio ricostruisce le iniziative diplomatiche di Roma, inserendole nel più ampio contesto della crisi dei regimi comunisti dell’Europa orientale e delle crescenti pressioni internazionali in materia di diritti umani. L’analisi evidenzia come la tutela della libertà religiosa divenne uno dei principali indicatori della credibilità del processo riformatore albanese e come l’Italia, in stretto coordinamento con la Santa Sede e con le organizzazioni internazionali, esercitò un’azione costante volta a favorire l’abbandono della politica ateistica di Stato. La graduale depenalizzazione della pratica religiosa e le prime aperture del 1990 vengono interpretate come il risultato dell’intreccio tra le trasformazioni interne del regime, il mutato quadro internazionale e l’azione diplomatica italiana.

This article examines the role played by Italian diplomacy in the gradual end of religious persecution in Albania between 1988 and 1990, during the final years of Ramiz Alia’s communist regime. Drawing extensively on archival sources, particularly those preserved in the Historical Archives of the Italian Ministry of Foreign Affairs, the study reconstructs Italy’s diplomatic initiatives within the broader context of the collapse of communist regimes in Eastern Europe and the growing international pressure regarding human rights. The article argues that religious freedom became a crucial benchmark for assessing the credibility of Albania’s reform process and demonstrates how Italy, acting in close coordination with the Holy See and international organizations, consistently encouraged Tirana to abandon its policy of state atheism. The gradual decriminalization of religious practice and the first reforms introduced in 1990 are interpreted as the outcome of the interaction between domestic political change, the evolving international environment, and sustained Italian diplomatic action.

Pubblicato

2026-07-28

Fascicolo

Sezione

Saggi